Vernice Art Fair 2010

ci siamo state anche noi, con le polaroid di Carmen ” Tu, io e le rose” e questo è il mio primo montaggio video di momenti rubati con la compatta…

http://www.youtube.com/watch?v=56aLN6S_2zM

Una selezione degli splendidi “Riflessi” di Paola.

Per me non son semplici riflessi, sono un renderci partecipi del poetico e profondo dialogo che lei riesce ad avere con la Natura.

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Claudio Jankowsky è un regista italo-polacco, pedagogo e insegnante di teatro e recitazione.
E’ stato assistente del prof. Ferruccio Di Cori nei suoi corsi di psico-dramma. Svolge costantemente laboratori nei licei e seminari all’Università Roma Tre, ha diretto corsi e laboratori teatrali in Italia e all’estero. Collabora con Associazioni di Psicologia per corsi di perfezionamento attraverso l’uso del teatro ed é docente di teatro terapeutico al Master in Artiterapie della SIPEA.

Il Teatro Studio Jankowski propone l’apprendimento dell’arte e della recitazione teatrale attraverso il metodo Stanislavskij e le più recenti tecniche. Il laboratorio, divertendo, conduce all’espressione del proprio io e rafforza la sicurezza in sé.

La ricerca artistica di cui si occupano, attraverso il ritratto, è il tentativo di indagare il tema dell’identità.

In questo senso la loro fotografia vuole essere liberatoria rispetto al ritratto inteso a elevare la bellezza e presentarla come appetibile, quasi unica via per poter essere “qualcuno” e che spinge l’osservatore ad un desiderio di omologazione nevrotica verso un modello di bellezza ideale, difficilmente raggiungibile e, dunque, causa di frustrazione; I corpi, sfacciatamente esibiti allo scopo di mostrare tutta la loro perfezione facendosi beffe del difetto, della mancanza di chi li guarda, altro non sono che l’espressione massima della maschera che ognuno è costretto a portare ogni giorno per essere all’altezza del proprio ruolo nella vita.

Questa è la ragione per cui i soggetti del progetto “Identità dimenticate” indossano una maschera: la maschera priva il soggetto dell’identità e al tempo stesso, per paradosso, la rafforza.

La maschera realmente indossata permette a chi la indossa di rivelare la parte reale di sé poichè, di fronte alla macchina fotografica , il soggetto ritratto si spoglia del ruolo, offrendo allo spettatore la propria autenticità e al contempo costringe l’osservatore a chiedersi CHI si celi dietro ad essa,smascherando l’osservatore stesso che di riflesso sarà portato a chiedersi: “Chi sono io?”.

Le scene di ” Identità dimenticate” sono riprese esclusivamente in condizioni di luce naturale, con attrezzatura limitata alla sola macchina fotografica e all’obiettivo scelto mentre il lavoro di post produzione riguarda semplicemente lo sviluppo dei negativi digitali ottenuti senza ricorrere poi al fotoritocco per apportare modifiche a posteriori nella scena ripresa per cercare di rimanere il più coerenti possibile con il tema indagato.

Lost Identity